lunedì 8 settembre 2014
giovedì 30 gennaio 2014
mercoledì 8 gennaio 2014
Il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini
Roberto Jonghi Lavarini ha 40 anni, è felicemente sposato con Veronica ed ha due figlie di 11 e 6 anni, Beatrice e Ludovica. Laureato in Scienze Politiche alla Università Statale di Milano, lavora come consulente immobiliare (compravendita e ristrutturazioni) nella società di famiglia ed è iscritto a diverse associazioni di categoria. Cristiano Cattolico praticante, fedele alla Tradizione, è Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Volontario del Corpo Italiano di Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta. Appassionato di storia, cultura, araldica, tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane, è molto legato alle radici ed alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia e fa parte del gruppo folkloristico del suo paese di origine, Ornavasso. Da sempre coerente militante di destra, è stato: Segretario del Fronte della Gioventù di Milano, Dirigente Provinciale del Movimento Sociale Italiano, Dirigente Regionale di Alleanza Nazionale e della Fiamma Tricolore della Lombardia, Consigliere Circoscrizionale e Presidente della Zona Porta Venezia, per due volte candidato alla Camera dei Deputati come Indipendente ne La Destra. Attualmente, per scelta, non ricopre alcuna carica politica e non è iscritto a nessun partito ma collabora con svariate associazioni culturali e testate giornalistiche, partecipando a diverse trasmissioni televisive come opinionista. http://www.robertojonghi.it/
Antica famiglia Walser (tedesco-vallese) della Vall d’Ossola, gli Jonghi Lavarini sono i legittimi discendenti dei nobili carolingi Crussnall primi signori feudali di Ornavasso, poi trasferitisi in Svizzera. Il Capostipite di questa importante Sippe germanica, storicamente presente in tutte le valli del Monte Rosa, è Jocellino I von Urnavas, citato nel 1275 come Visdomino di Naters. Da suo nipote Jocellino II “Jung” (il giovane), discendono appunto gli Jonghi von Urnavas che furono fra i promotori della colonizzazione walser delle Alpi, spingendosi, oltre il passo del Sempione, fino a fondovalle, a Casaleccio, Ornavasso e Migiandone, rivendicando la titolarità su quelle terre. Nel 1486, il Vescovo di Sion, Iodico von Syllinen, Signore del Vallese e Principe del Sacro Romano Impero, rivendicando il legittimo dominio su quelle terre, nominò, suo Curatore, il Ritter (Cavaliere) Theodorus Jongh, riconoscendolo erede dei primi signori di Ornavasso (poi trasferitisi nel Vallese) con lo spettante titolo di Freiherr von Urnavas. Già nel 1495, però, il Ducato di Milano ed i Visconti rientrarono definitivamente in possesso della Baronia di Ornavasso, accordandosi con le “locali genti alemanne” (Walser), alle quali venne concessa una larga autonomia. Da allora i “todeschi Jonghi di Urnavas” sono sempre citati negli eventi storici della valle. In particolare, nel 1575, Pietro ed Angelino Jonghi, partecipano alla costituzione degli Statuti di Ornavasso in quanto “cardenzari et uomini particolari di detto luoco”. Nel 1605, gli Jungen Urnavas sono citati nel “Wappenbuch des Heligen Romischen Reichs” (registro degli stemmi del Sacro Romano Impero). Nel corso dei secoli possedettero molte terre agricole, pascoli, boschi, cave di marmo e palazzi signorili (ancora esistenti come quelli di Ornavasso, Vogogna e Piedimulera), imparentandosi con le più importanti famiglie del Verbano-Cusio-Ossola. Dal 1738 gli Jonghi furono sempre presenti nel Consiglio Generale dell’Ossola come Patriziato Aggregato. Nel 1900, S.M. Re Umberto I concesse al Nob.Cav.Ing. Cesare Jonghi di aggiungere al proprio cognome ed al proprio stemma anche quelli materni dei nobili Lavarini (famiglia di remota origine veneta, di medici ed impresari, decurioni e sindaci, citata fin dal 1575). http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letteraj/jonghilavarini.htm
Intervistiamo Roberto Jonghi Lavarini (41 anni, noto esponente della destra milanese, opinionista radio televisivo, ex dirigente del MSI e di AN, già presidente della zona Porta Venezia): uno "politicamente scorretto e senza tanti peli sulla lingua". D (domanda) – R (risposta) D - Ti abbiamo sentito alla Zanzara sotto il fuoco incrociato di Cruciani e Parenzo… R - Si, è un bel ring anche se alla radio è impossibile spiegare bene i concetti, difendersi e replicare. Mi dispiace solo essere stato obbligato a parlare solo del passato e non del presente, tantomeno del futuro. Comunque, sia chiaro: non mi vergogno affatto delle mie idee e non ho certo paura di esprimerle liberamente. Io non rinnego nulla e non mi tiro indietro davanti ad una sfida. Il mio giudizio storico sul Fascismo e Mussolini rimane assolutamente positivo. Anzi, a dirla tutta, di fronte alla attuale crisi dell’occidente, causata dalle speculazioni della plutocrazia internazionale, incomincio anche a capire ed a rivalutare certe scelte politiche ed economiche della Germania Nazional-Socialista. La storia del secolo scorso è tutta da riscrivere... D - Ti abbiamo anche letto sui giornali parlare di Grillini e Lepenisti… R - Ho semplicemente riportato dei fatti assolutamente noti: Marine Le Pen, in vista delle prossime elezioni europee del 2014, vuole giustamente costituire un fronte europeo dei popoli e delle nazioni, e, attraverso tutta una serie di contatti ed incontri, cerca degli interlocutori affidabili anche in Italia. Mi hanno però assicurato, dalla sua segreteria politica, che non vi è e non vi sarà mai alcun accordo con il Movimento 5 Stelle. Ad oggi, quindi, gli unici referenti ufficiali del Front National francese, rimangono solo la Fiamma Tricolore e La Destra che, non a caso, hanno ripreso ed accelerato il processo di riunificazione della destra sociale italiana. D - Infatti, sabato sarai a Roma alla rifondazione di AN lanciata da Storace… R - Quella di riesumare la vecchia Alleanza Nazionale è evidentemente solo una provocazione politica, rivolta soprattutto agli amministratori della omonima fondazione (che gestisce il patrimonio del MSI) ed ai Fratelli d’Italia: l’obbiettivo è, finalmente, quello di riunire, rinnovare e rilanciare la destra italiana, partendo dall’appello lanciato, a suo tempo, da Marcello Veneziani e dal progetto Itaca. Urge un nuovo movimento anti-mondialista che difenda veramente l’identità, la sovranità, i sacrosanti interessi del nostro popolo e della nostra nazione. Bisogna fare massa critica, voltare pagina, chiudere con vecchi rancori e polemiche. Su questa strada obbligata (non solo dallo sbarramento elettorale del 4%), i nostri primi e naturali interlocutori non possono che essere gli amici di Officina per l’Italia. D - Veniamo a Milano, quale è il tuo commento sul Far West di Quarto Oggiaro? R - Conosco bene quel quartiere difficile e, durante la campagne elettorali, in mezzo a centinaia di cittadini assolutamente perbene, ho incrociato anche diversi pregiudicati, alcuni dei quali cercavano veramente di cambiare vita ma non è facile. Lo stato deve fare sentire tutta la sua autorità ed autorevolezza, innanzitutto dando risposte concrete (case popolari, asili nido, spazi per i giovani, sussidi per gli anziani, istruzione e supporto al mondo del lavoro) e secondariamente con una presenza costante e visibile delle forze di polizia. Per sradicare la criminalità ed il degrado, servono “il bastone e la carota”, ovvero legge ed ordine (anche “il pugno di ferro” quando serve) ma insieme a giustizia sociale. Ma in quella zona, è giusto ricordare che ci sono anche tanti esempi positivi: parrocchie, centri sportivi, associazioni culturali e di volontariato e tanta solidarietà. D - Quale è il tuo giudizio sui governi locali di Pisapia, Podestà e Maroni? R - Quello sulla giunta rossa del radical-chic Pisapia è assolutamente pessimo: ha diminuito fortemente la sicurezza ed il benessere dei milanesi, tartassato famiglie e commercianti, abbandonato le periferie, difeso solo zingari e leonkavallini, riempito di consulenze e soldi pubblici i propri compagni di merende. La giunta provinciale ha lavorato benino ma, contando veramente poco, non se ne è accorto nessuno. E dalla Regione Lombardia, dopo tutte le incoraggianti promesse elettorali di cambiamento di Maroni e della sua lista civica, sinceramente, mi sarei aspettato di più, ma è ancora presto per giudicare, diamogli ancora qualche mese. La verità è che in questa crisi sistemica della democrazia, i partiti e le assemblee elettive contano sempre meno e la classe dirigente selezionata è sempre più mediocre e meno autonoma. Bisogna tornare alla grande e buona Politica, fatta con disinteresse e passione, per la propria comunità, ognuno con le proprie idee. D - Ma quali sono le tue proposte concrete per uscire da questa grave crisi sociale? R – Grazie della domanda, finalmente parliamo di cose concrete! Le famiglie e le imprese italiane sono soffocate dalle tasse e dalla burocrazia, non si riesce più a lavorare e, in certi casi, nemmeno a sopravvivere. E per abbassare questa vessatoria e insopportabile pressione fiscale, oltre a fare tagli (e di carrozzoni inutili e sprechi ce ne sono ancora tantissimi), bisogna rivoluzionare il sistema economico dello stato, rivedere i trattati europei, riprenderci la nostra piena sovranità monetaria, nazionalizzare la Banca d’Italia, vietare e punire severamente le infami speculazioni dell’alta finanza privata internazionale che sono la principale causa di questa crisi. D - Ora arriva il giochino del botta e risposta. Ad ogni nome che faccio voglio un definizione sintetica o un tuo commento veloce. D - Erich Priebke: R - Un soldato tedesco che ha ubbidito ad ordini superiori. Pace all’anima sua. D - Papa Francesco: R - Simpatico, comunicativo, nazionalpopolare ma io preferivo Benedetto XVI. D - Silvio Berlusconi: R - Un sincero anticomunista. Un grande uomo, con più pregi che difetti. D - Alba Dorata: R - Onore ai due giovani patrioti greci ammazzati dai sicari del mondialismo. D - Primavera Araba: R - Una tragedia. Io difendo i cristiani perseguitati ed in Siria sostengo Assad. http://destrapermilano.blogspot.it/2013/11/intervista-roberto-jonghi-lavarini-7.html
lunedì 18 novembre 2013
Casa Imperiale Cernetic del Montenegro
I ČERNETIĆ DISCENDENTI DIRETTI
DELL'IMPERATORE COSTANTINO
http://www.imperial-royal-arms.org/home.html
"Tra le famiglie che maggior antichità vantano, e nobiltà di sangue, è certamente la Casa Cernovichio, traendo ella sua origine da' Costantini Imperadori. Possedeva ella negli ultimi tempi il Principato di Macedonia, ma... le fu tolto dall'armi Ottomane". (Da Mariano Ventimiglia, "Il sacro Carmelo italiano, vita del venerabile frate Pietro Cernovichio, alias Angelo, Principe di Macedonia, sepolto nel Carmine di Valenza di Spagna", Venezia, 1779).
"Tra le famiglie che maggior antichità vantano, e nobiltà di sangue, è certamente la Casa Cernovichio, traendo ella sua origine da' Costantini Imperadori. Possedeva ella negli ultimi tempi il Principato di Macedonia, ma... le fu tolto dall'armi Ottomane". (Da Mariano Ventimiglia, "Il sacro Carmelo italiano, vita del venerabile frate Pietro Cernovichio, alias Angelo, Principe di Macedonia, sepolto nel Carmine di Valenza di Spagna", Venezia, 1779).
- 30 Novembre 1700, l'arcivescovo di Spalato, Stefano Cosmi, dà alle stampe il suo volume "Storia delle famiglie nobili del regno d'Illiria", dove scrive: "Da quest'Augustissima Casata Comnena deriuano per dritta linea Zarnoeuichi (sic) Principi de' Montenegrini ... e Castriotto detto Scanderbego";
- Discendenti della famiglia Imperiale bizantina dei Comneno, nei Balcani del Medioevo il patronimico era più usato del cognome: così Stefan Comneno "Gran Voivoda e Despota di Zeta" venne detto Stefan Černoe ossia Stefan il Nero per le sue temibili doti di combattente contro i Turchi: il suo regno venne chiamato Montenegro e i suoi discendenti iniziarono a farsi chiamare anche Černetić traducibile con il predicato "di Montenegro";
- 1190, primi statuti dell'Ordine costantiniano di San Giorgio ad opera dell'Imperatore Isacco II Angelo Comneno.
- 1331, Giorgio Černetić Comneno Paleologo, Gran Voivoda di Montenegro, aiuta il cugino Stefano "Duscian" Nemanjić, Zar di Serbia, a conquistare il trono.
- 10 gennaio 1356, Giorgio Černetić di Montenegro libera dall'assedio degli ungheresi la città di Skradin, in Croazia, cedendola ai veneziani.
- 1356, Simeone Černetić, noto anche come Simeone Paleologo, cugino del precedente, si fa incoronare Imperatore (Zar) di Serbia e regna fino al 1370.
- Fine XIV secolo, i Černetić sono Sovrani di Budva e del Golfo di Cattaro.
- 1403 - 1435, Giorgio e Alessandro Černetić sono riconosciuti da Venezia quali signori del Montenegro e "Imperatori titolari "greci" e "romani" di Costantinopoli, Serbia, "Grecia e "Romania"; il Montenegro -parola veneziana- cessa di chiamarsi Zeta per prendere l'attuale denominazione grazie al dialetto veneto e ai Comneno 'Neri', 'Cernei'.
- XV secolo, Stefano I Černetić sposa Maria (Mara), sorella di Giorgio Castriota-Scanderbeg, con il quale combatte ben 64 battaglie contro i turchi. Come evidenziano pubblicazioni storiche sia antiche che moderne, i Černetić e i Castriota appartengono alla medesima famiglia (o clan) con cognomi diversi (da Giovanni Comneno-Castriota-Kastriotic, conte di Argirocastro);
- Giovanni (Ivan, 1465 - 1490), Gran Despota di Montenegro, nel 1482 versa tributi al sultano ed è costretto a lasciare in ostaggio a Istanbul il figlio Stanislao. Bayazid II riconosce la sua sovranità sul Montenegro col nome di Ivan-beg (Principe Ivan) o Scanderberg. Sposa Goislava, figlia del Principe albanese Giorgio Arianiti Comneno e, in seconde nozze nel 1469, Maria, figlia di Stefano, Re di Bosnia e Duca di Erzegovina.
- 1468, muore Giorgio Castriota Scanderbeg e i Černetić adottano in Albania e presso l'impero turco il nome Scanderbeg continuando a regnare sull'Epiro con questo nome per alcune generazioni.
- 1473, Patrizi veneti con i nomi Černetić, Cernovichio, Cernovighio, Zernovichio, Zarnovicchio, Angelo, Comneno, Vuković. Marino Sanudo il Giovane, nel suo "Le vite dei dogi, 1423-1474", descrive così l'ingresso di Giovanni Černetić fra la nobiltà del Maggior Consiglio: "Fo preso in Gran Conseio, a dì 24 fevrer 1473, il magnifico e potente Zuane Cernovich, Signor nella parte di Xeno Superior et Vaivoda, nobele nostro del Mazor Conseio con li suoi eriedi".
- 1479, Giovanni Černetić porta il suo esercito di serbi e albanesi in Italia per combattere a fianco degli spagnoli, ricevendone in cambio vari titoli e feudi in Puglia e nel Sud Italia.
- 1481, Giovanni Černetić torna in Montenegro come Sovrano tributario dei turchi.
- 1492, Giorgio Černetić, Sovrano indipendente del Montenegro e "Imperatore di Costantinopoli e di Serbia", riconquista il trono con l'aiuto dei veneziani. Sposa Elisabetta, figlia del patrizio veneto Antonio Erizzo. Da Venezia Giorgio porta al monastero di Cettigne, da lui fondato, la prima stamperia attiva nei Balcani e pubblica in caratteri cirillici fino al 1496. A capo della tipografia mette il Duca Božidar Vuković, nato a Podgorica (1460 - 1539), che più tardi diverrà stampatore imperiale di Serbia e Montenegro a Venezia.
- Fine XV secolo, la figlia di Giorgio Černetić di Montenegro, Elisabetta, va in sposa a Radu il Grande, Gran Voivoida di Moldavia e Valacchia, e porta l'arte tipografica nell'odierna Romania.
- Giovanni Černetić, ossia Ivan-Beg, a meno di trent'anni dall'invenzione di Gutenberg della stampa a caratteri mobili, fa allestire in Montenegro una tipografia, poi ampliata durante il regno del figlio Giorgio Černetić dal monaco montenegrino Macario, il quale la impiantò nel 1493. Fu il primo torchio da stampa al mondo con caratteri emiliani dopo quella di Schwainpold-Feol a Cracovia (1491).
- Giorgio Černetić, Gran Despota di Montenegro, impressiona molto i veneziani per la sua statura altissima e l'avvenenza ("Essendosi l'uomo più prestante del suo tempo.. Et etiam lui, che è bellissimo homo et gran ben vestito d'oro a la grecha... Et la moglie con gran zoje vestita d'oro", scrive Marino Sanudo, 1466-1535, nei suoi Diarii) e per lo sfarzo delle sue vesti di foggia bizantina e del suo ricco seguito. Al rifiuto di prestare vassallaggio alla Serenissima viene imprigionato, ma si muove il re di Francia Luigi XII in persona per farlo liberare.
- Giorgio Černetić unisce i suoi reparti alle truppe di Luigi XII e del Marchese di Monferrato nella conquista di Milano contro Ludovico il Moro. Combatte con i veneziani in difesa di Pisa contro Firenze. Giorgio raggiunge ancora Milano, poi è esule presso i cugini Paleologo, Marchesi di Monferrato, dove chiede uomini e mezzi per proseguire la lotta contro il turco (il Marchese Bonifacio XIII Paleologo ha sposato Maria Branković, figlia dello Zar di Serbia, parenti stretti quindi dei Černetić sia per parte Paleologo che Branković).
- Stefano II Černetić (1496 -1498), fratello di Giovanni, regna su Montenegro e Albania anche lui col nome di Scanderbeg ma deve pagare tributi al Sultano.
- 1513, Stanislao, terzo figlio di Giovanni Černetić, regna su Montenegro e Albania dal 1513 al 1530 anche col nome di Scanderbeg.
- 1522, lo Zar di Serbia Giovanni II Černetić Nemanjić Comneno Paleologo, detto Cerneo o Il Nero, arma una milizia dell'Ordine costantiniano di San Giorgio contro i turchi e, successivamente, contro Giovanni Zapolya, Principe di Transilvania e gli Asburgo.
- 1526, Giovanni II Černetić viene incoronato ufficialmente Imperatore di Serbia, "Romania" e "Grecia", nonchè Imperatore titolare di Costantinopoli, nella sua capitale Subotica, in Voivodina.
- 1536, suo figlio Paolo I Černetić di Serbia e Montenegro ottiene da Carlo V d'Asburgo conferma perpetua dei suoi diritti ereditari.
- Nobili di Dalmazia e Patrizi di Ragusa-Dubrovnik da tempo immemorabile, fiorenti sicuramente nel XIII sec. (Cfr. 4). Nobili d'Ungheria, Austria, Slovacchia, Croazia e Russia. Alti dignitari e governatori (Beg e Sangiak-Beg) dell'Impero Ottomano in Albania ed Epiro fino ai primi del '900. Ultimi Imperatori (Zar) di Serbia dal 1526;
- 1543, nasce in Puglia, a Barletta, colui che sarà il Venerabile e Beato della Chiesa Cattolica Pietro Angelo Černetić (in italiano Cernovicchio), Principe di Macedonia e frate carmelitano, dove, sotto la protezione del re di Napoli, i genitori Ilija Černetić (in italiano: Elia Cernovicchio), all'epoca principe regnante in Macedonia, e la principessa Elena Castriota Scanderbeg si erano rifugiati esuli per l'avanzata ottomana nei Balcani; Così scrive Mariano Ventimiglia nel suo volume "Il sacro Carmelo italiano" (1779): "Tra le Famiglia, che maggior antichità vantano, e nobiltà di sangue, è certamente la Casa Cernovicchio, traendo ella sua origine dà Costantini Imperatori. Possedeva ella negli ultimi tempi il Principato della Macedonia, ma quello per fatal disposizione del Cielo le fu tolto dall'armi Ottomane, nel mentre legitimo Principe n'era il Genitore del nostro Venerabile, chiamato Elia Cernovicchio" (Cfr.17).
- Il celebre umanista fiorentino Leon Battista Alberti della nobile famiglia toscana, sposò una Černetić di Montenegro; il 6 luglio 1547 il principe Ivan (Giovanni) Černetić sposa la nobile fiorentina Paola Alberti, figlia di Giovanni Battista Alberti;
- 17 luglio 1551, i Černetić-Comneno ottengono in Italia da papa Giulio III, con la bolla "Quod alis" il riconoscimento e l'esercizio del gran magistero dell'Ordine costantiniano di San Giorgio e degli altri cavalierati bizantini.
- 1556 - 1563, il principe Michele Černetić e sua moglie Giovanna (Jovanka) sono gli interpreti ufficiali dell'ambasciatore veneziano presso la Corte ottomana; egli diviene in seguito, attraverso il nunzio apostolico del papa, il rappresentante a Istambul per conto del Sacro Romano Impero di Germania;
- 1559, papa Paolo III conferma il gran magistero dell'Ordine costantiniano di San Giorgio ai Černetić Angelo Comneno viventi a Venezia, Geronimo, Pietro, Nicola.
- 10 ottobre 1576, ulteriore riconoscimento del Papato per i Černetić-Comneno riguardo al gran magistero dell'Ordine costantiniano di San Giorgio, che viene posto sotto la regola di San Basilio. I cavalieri possono ottenere a pieno titolo benefici ecclesiastici e secolari, come il priorato della cattedrale di Brindisi; tre Duchi Černetić vengono sepolti con iscrizioni ancor oggi visibili sulle mura esterne della cattedrale di San Nicola, a Bari.
- 1571, vari Principi Černetić combattono a Lepanto sia fra le truppe cristiane che quelle musulmane.
- 22 marzo 1581, lettera di Francesco I de' Medici, Granduca di Toscana, al suo Ambasciatore alla corte di Napoli, Marchese Leonardo Salviati, nella quale lamenta che "Don Pietro Černetić di Croazia" concede la croce dell'Ordine costantiniano di San Giorgio in forma simile a quella dell'Ordine di santo Stefano di Toscana, e lo prega di intercedere presso il vicerè spagnolo Juan de Zúòiga affinchè intervenga presso papa Gregorio XIII per "..ridurre quella croce nella forma sua solita antica".
- 1616, 1624, 1640, Stefano Giuseppe I Černetić, Zar di Serbia e Imperatore titolare di Costantinopoli, decora con la croce dell'Ordine costantiniano di san Giorgio "e di Santo Stefano" i valorosi combattenti delle campagne contro i turchi in Serbia, Zenta, Albania. Riconoscimenti nobiliari e lettere patenti da parte dell'Impero d'Austria-Ungheria negli anni 1561, 1578, 1606, 1615, 1616, 1640;
- 1683 - 1688, Arsenio Černetić, Voivoda e Patriarca ortodosso dei serbi, guida l'esodo degli eserciti serbi dal Montenegro in Voivodina (Voivoda = Duca), Ungheria (oggi Serbia). Combatte i turchi a fianco di Eugenio di Savoia e Piccolomini, ricevendo dall'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo lettere patenti, titoli e feudi in Voivodina e attorno a Budapest, dove elegge la sua capitale a Szentendre (Sant'Andrea).
- Metà del XVII secolo, Stefano Černetić, "Principe di Macedonia e di "Croazia", fa sfoggio della "croata" (la cravatta), un nastro di seta nera o rossa, colori della famiglia Černetić, elegantemente annodato intorno al collo, in Prussia durante la Guerra dei Trent'anni (1618 - 1648). A Versailles il suo reggimento di cavalleria, formato interamente da nobili balcanici, sfila in parata di fronte a Luigi XIV e alla sua corte, e da allora a Parigi e nel resto d'Europa impazza la moda della "croate - cravatte". Nasce la cravatta.
- Nobili ungheresi, Principi e Conti di Macsa e Kis-Orosz con lettere patenti datate 29.4.1720 di re Carlo III;
- XVIII secolo, in Russia l'Imperatrice Caterina II -malgrado il Montenegro abbia perso ormai da tempo la sua sovranità- accredita ufficialmente il Principe Stefano Černetić a San Pietroburgo come Ambasciatore di "Serbia e Macedonia", con la promessa di liberare presto i Balcani dal giogo turco.
- 15 settembre 1760, il Conte Černetić-Podgoriciani (=di Podgorica, capitale del Montenegro) conduce vittoriosamente in qualità di colonnello del reggimento russo degli Ussari di Moldavia e del reggimento degli Ussari di Serbia il famoso assalto sulla Berlino di Federico II.
- Stefano Černetić detto "Il Piccolo Zar" diventa Imperatore di Montenegro e di Serbia, dal 1767 all'anno della sua morte per mano di un sicario turco, con l'aiuto della Russia di Caterina II, che, a difesa del Montenegro invia la flotta capitanata dal principe Orlov e dal principe Dolgorukij come consigliere militare. Stefan Giorgio IV Černetić sotto l'avanzata turca lasciò il governo dello stato in mano al metropolita ortodosso Petrovic Njegos di famiglia mercantile ebraica poi convertiti cristiano-ortodossi, e portò al sicuro l'esercito in Pannonia (Ungheria) in una regione che da allora in poi si sarebbe chiamata Voivodina (in onore del Gran Voivoda-Gran Duca Černetić) e dal 1919 fino ad oggi facente parte della Serbia in qualità di regione autonoma;
- 7-18 agosto 1799, lo Zar Paolo I di Russia concede ai Černetić il titolo di Principi per il ramo principale e, per i rami cadetti, di Conti dell'Impero Russo con il predicato di "Podgoriciani" (di Podgorica).
- Fine '700, Mosnier, pittore ufficiale della corte di Luigi XVI di Francia esegue il ritratto della Principessa Anna Černetić (1772 - 1810), figlia del Generale austriaco (poi russo) Simeone Černetić e moglie del noto scienziato russo Ivan Muraviev-Apostol (1770 - 1851), quadro oggi al museo dell'Hermitage di San Pietroburgo.
- 1920, castello di Mácsa, presso Arad, Transilvania: Elisabetta, figlia del Principe di Montenegro Teodoro Černetić, Conte di Mácsa e Kis-Orosz, e della sua seconda moglie Olga, figlia minore del Barone Eugenio Duka de Kadar, sposa Eugenio Dadanyi, Duca di Mingrelia, ufficiale degli ussari.
- il Principe Pietro Černetić di Montenegro (1810 +1898), conte di Macsa (oggi Macea, Transilvania, Romania) e Kis-Orosz (oggi Rusko Selo, in Voivodina, Serbia) rappresenta la contea di Arad in Transilvania in qualità di deputato al Parlamento ungherese fino al 1843; il 26.4.1848 è nominato prefetto della contea di Timis (Temes) con capoluogo Timisoara/Temesvar, ricevendo il titolo di conte di Timis;
- 1849, fra i fedelissimi della rivolta ungherese di Kossuth vi è il Generale Janos Damjanich, marito di Emilia Černetić di Montenegro, Contessa di Mácsa e Kisz-Orosz.
- I Černetić di Montenegro restarono nell'orbita austriaca e ungherese, nati e residenti in Ungheria, poi in Tirolo (nonno dell'attuale Capo della Casa) e Trieste (padre dell'attuale Capo della Casa);
- L'attuale capo della Casa S.A.I.R. il Principe Stefan Černetić di Montenegro, nato a Trieste, vive a Monaco e Belgrado, prosegue la tradizione di famiglia quale Principe Gran Maestro e fons honorum come sua prerogativa dinastica di titoli nobiliari e ordini cavallereschi fra cui come discendente di san Costantino il Grande, dell'ordine di san Giorgio e degli altri ordini imperiali.
Principi, Duchi, Conti e Baroni del Regno d'Ungheria (diploma di concessione dell'Imperatore Leopoldo I, 1688). Nobili e Principi in Russia, grazie anche al valoroso generale austroungarico Principe Simeon (in russo Semjon) Černetić, combattente nelle guerre napoleoniche, passato in seguito nella Guardia Imperiale russa del celebre reggimento Izmajlovskij. Sua figlia, Principessa Anna Černetić e i suoi due figli furono ritratti dal celebre pittore di Corte di Luigi XVI, Mosnier, quadro oggi all'Hermitage di San Pietroburgo. Un ramo cadetto di Russia, quello dei Conti Černetić, è anche diviso nella linea nota con il nome di Conti Podgoriciani (Podgorichani), da Podgorica, capitale del Montenegro;
In Italia, i discendenti furono ascritti al patriziato veneto dal 1472, di religione ortodossa e in alcuni rami cattolica, col cognome Černetić, Cernovic, Cernoevic, Crnojevic, Crnoevic, Cernovicchio, Zernovichio, Zarnovicchio, Zarnoevic, Comneno, Angelo, Paleologo,Vukovic (Cfr. 6). Quali eredi diretti dei Comneno Angelo Paleologo Lascaris di Costantinopoli, si fregiavano del gran magistero dell'Ordine costantiniano di san Giorgio (Cfr. 11) e degli altri ordini cavallereschi bizantini, che in seguito, per difficoltà economiche dovute alle guerre contro i turchi, cedettero abusivamente dietro compenso ai Farnese (Cfr. 10). Oggi questo nobile Ordine di san Giorgio, che si dice essere il più antico della Cristianità (anno 312, documentazione certa dal 1190 e dal 17 luglio 1551, data in cui papa Giulio III, con la bolla ÒQuod alis" riconosce l'esercizio e la proprietà dell'ordine costantiniano di san Giorgio e degli altri ordini bizantini ai Comneno-Cernetic e nel 1559 papa Paolo III conferma il gran magistero dell'Ordine costantiniano di san Giorgio ai Černetić Angelo Comneno viventi a Venezia, Geronimo, Pietro, Nicola e il 10 ottobre 1576 ulteriore riconoscimento del Papato per i Černetić-Comneno riguardo al gran magistero dell'Ordine costantiniano di san Giorgio, che viene posto sotto la regiola di san Basilio. I cavalieri possono ottenere a pieno titolo benefici ecclesiastici e secolari, come il priorato della cattedrale di Brindisi; Oggi l'ordine di san Giorgio viene concesso anche dai tre rami Borbone di Spagna, Napoli, e Parma per il ramo cattolico;
Vari furono in famiglia gli ambasciatori, gli intellettuali e gli scrittori fin dai tempi più remoti, fra cui Giovanni (Ivan-Beg) e Giorgio Černetić padre e figlio, Principi sovrani di Montenegro, pionieri a livello mondiale dell'arte tipografica e apportatori della prima tipografia a Cettigne nel 1493 e in Valacchia a meno di trent'anni dall'invenzione dei caratteri mobili di Gutenberg, il primo torchio da stampa in assoluto nel mondo slavo dopo la stamperia di Schwainpold-Feol a Cracovia nel 1491 (Cfr. 18). E inoltre Giovanni Černetić, meglio noto con lo pseudonimo latinizzante di Johannes Cernovicius o Cernovicianus, autore del De bello pannonico, cronaca degli avvenimenti guerreschi in Serbia e Ungheria nel XVII secolo, e di altri libri. Un suo ritratto è conservato nella galleria delle stampe della reggia di Versailles. Il principe Michele Černetić, con sua moglie Giovanna (Jovanka), nella seconda metà del Ô500 sono alla Corte Ottomana come interpreti ufficiali dell'ambasciatore di Venezia, per delicati negoziati; Michele, attraverso il nunzio apostolico di Roma, diviene in seguito ambasciatore a Istambul per conto del Sacro Romano Impero (Cfr. 13);
Avramović, Nobili di Serbia, Croazia, Ungheria e Jugoslavia, Conti in Russia; di origine ungherese, residenti a Belgrado (Serbia), si tratta della casata più antica e illustre della nobiltà belgradese. In Serbia godettero di fiorente nobiltà da tempo immemorabile. Nobili di Agram (XVIII sec.); ufficiali di cavalleria, diplomatici, ingegneri e, più recentemente, docenti universitari (al Politecnico di Zurigo, Svizzera). Titolo di Nobili del SRI e stemma furono riconosciuti dall'Imperatrice Maria Teresa d'Austria con lettere patenti datate 1.III.1751-famiglia della madre dell'attuale Principe Ereditario, nata a Belgrado (Serbia).
Jovanović, Nobili di Serbia, poi Jugoslavia. Casato originario della Bosnia (XVII sec.), passati in seguito a Belgrado. Il Re di Serbia Pietro I Karadjordjević era spesso ospite nelle battute di caccia presso la residenza di campagna dei Jovanović nella regione di Tara, a Bajna Bašta, dove la famiglia teneva il palazzo, le vaste terre e la famosa banca privata di proprietà. Ministri e Ambasciatori, tra cui l'ultimo Primo Ministro del Re Pietro II in esilio a Londra, fino al 1945. Svetozar Jovanović, ministro delle finanze sotto Tito fino al 1948, anno della sua espulsione dal Partito comunista jugoslavo per filostalinismo. Famiglia di politici, diplomatici e ambasciatori, ufficiali di cavalleria e d'artiglieria, intellettuali, banchieri. -Famiglia dell'ava materna dell'attuale Principe Ereditario, nata a Belgrado (Serbia). Lascaris (Grecia), nobili ellenici, ramo di Tessalonica (Macedonia Greca). Principi e discendenti dal casato imperiale di Costantinopoli. -Famiglia dell'ava paterna dell'attuale Principe Ereditario, nata a Salonicco (Grecia). La famiglia, residente oggi a Torino, Firenze e Belgrado (Serbia), è rappresentata dal capo della Casa, S.A.I.R. Stephan Černetić, Principe Titolare Ereditario di Montenegro, Serbia e Albania e dalla sua famiglia. Attraverso i Comneno Paleologo Angelo Lascaris, unitisi nel passato alla Case di Francia, Aragona, Asburgo, Savoia, Russia, Hohenstaufen, Altavilla e ad altre numerose e illustri casate, i Černetić possono a ragione dirsi imparentati con la più alta aristocrazia europea. Il casato Jovanović è imparentato a sua volta con i Nobili montenegrini Vukotić e con i Nobili Martinović, che hanno dato al Montenegro il suo primo Re (Nikola I Petrović Njegoš), a loro volta imparentatisi con i Savoia (discendenza dalla Regina Elena d'Italia) e altre Case Reali (Jugoslavia, Gran Bretagna, Bulgaria, Russia, ecc). | |||
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giovedì 24 ottobre 2013
Milano: conferenza su Templari ed Ordini Cavallereschi
Milano, mercoledì 6 novembre 2013 - ore 18.30
Palazzo Isimbardi sede della Provincia di Milano
Via Vivaio 1 angolo Corso Monforte
Conferenza sui Templari e gli Ordini Cavallereschi
Interverrà il Prof. Alessio Varisco
studioso, ricercatore, giornalista e scrittore
autore del libro: "La soluzione dei Templari"
Porteranno il loro saluto:
l'On. Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano
ed il Dott. Riccardo Borgonovo, Sindaco di Concorezzo
Moderatore: Nob.Cav.Dott. Roberto Jonghi Lavarini
mercoledì 2 ottobre 2013
lunedì 30 settembre 2013
Spazio Sant'Andrea Milano
Nel prestigioso Quadrilatero della moda di Milano, in via Sant'Andrea, tra le vetrine di Roger Vivier, Chanel e Prada, abbiamo creato lo Spazio Temporary Santandrea, ricavato nei locali di una storica galleria d'arte milanese. Si tratta di un curato e raccolto spazio di 60 metri quadri, dotato di ampia vetrina, suddiviso in sala espositiva, ufficio privato e servizi, disposti su un unico livello. La location si affaccia internamente su una caratteristica corte e sul portone di accesso alla stessa, rimanendo perfettamente visibile dalla via Sant'Andrea. E' possibile usufruire in tutte le stagioni di parte della corte coperta e riparata per l'allestimento di catering. Lo Spazio Temporary Santandrea è la sede ideale per l'allestimento di Temporary Shop, Temporary Store, Eventi Fuori Salone, mostre, presentazione di nuovi prodotti, eventi culturali e tanto altro ancora. L'ubicazione della location è di assoluto prestigio sia per i brand del lusso che la circondano, sia per il pubblico internazionale che frequenta la strada in ogni periodo dell'anno. Essendo indipendente, la location gode inoltre di una flessibilità unica negli orari di apertura e di chiusura. Lo Spazio Temporary Santandrea, sede di eventi e temporary shop dal 2005, è la formula innovativa e vincente per ogni tipo di brand che desideri ottenere un'assoluta visibilità nel Quadrilatero della Moda.
Nella foto, insieme al "padrone di casa", Ippolito Edmondo Ferrario: il giornalista Luca di Grazia, Mario Mazzocchi Palmieri, il conte Fulvio Moneta Caglio de Suvich di Bribir, il giornalista Fulvio Bertasso, Roberto Jonghi Lavarini von Urnavas, Mauro Melchionda, il giornalista-editore Francesco Filippo Marotta e Marcello Cerati.
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